La lussazione acromion-clavicolare, ovvero la perdita di contatto permanente fra la clavicola e l’acromion, è una lesione molto più frequente di quanto si pensi.
Spesso si riscontra in soggetti che praticano sport di contatto, in seguito a traumi della strada e non di rado in seguito a traumi accidentali.
Per questi motivi risulta essere più comune negli uomini rispetto alle donne.
Il dolore è ovviamente localizzato a livello dell’acromion clavicolare, causa certamente impotenza funzionale, e può irradiarsi all’intera spalla e al rachide cervicale. Inoltre, a seconda della gravità della lussazione, risulta essere più o meno evidente anche una deformità estetica, con rigonfiamento della parte. Il tutto si può accompagnare anche a menomazioni di carattere biomeccanico, con debolezza e discinesie scapolo-toraciche.
La diagnosi è relativamente semplice: la storia del trauma, l’evidenza anatomica, l’esame clinico e i necessari esami strumentali permettono agilmente di constatare il quadro.
Da un punto di vista clinico in particolar modo, al di fuori dei segni sopra menzionati, è caratteristico il cosiddetto “tasto del pianoforte”, ovvero l’abbassamento del terzo distale di clavicola (che poi si risolleva) in seguito alla pressione dello specialista.
Il cross arm test inoltre esacerba il dolore.
La conferma è ovviamente strumentale, attraverso opportuni e specifici esami radiografici, che permettono non solo di fare diagnosi, ma anche di stadiare e classificare la lesione.
La scelta del trattamento della lesione (ovvero conservativo o chirurgico) dipende da diversi fattori tra cui, ad esempio, l’età del soggetto, la gravità dei sintomi, l’entità della lesione e il livello di attività del paziente ma anche e soprattutto dalla classificazione di Rockwood, storico algoritmo diagnostico-terapeutico.
Gli stadi I e II consigliano trattamento conservativo, IV e V chirurgico, mentre il III richiede un’attenta valutazione di tutti i parametri di cui sopra. In generale per le tipo III è preferibile un trattamento iniziale di tipo conservativo: se questo non dovesse dare i benefici sperati si ricorre al trattamento chirurgico.
Le varie tecniche descritte in letteratura sono comunque tutte accomunate dalla necessita di ridurre la lussazione quindi stabilizzarla con i devices oggi disponibili sul mercato.
All’intervento chirurgico devono seguire la necessaria immobilizzazione quindi un breve periodo riabilitativo.