Instabilità di spalla

La spalla è senza dubbio l’articolazione più mobile dell’intero corpo umano. Purtroppo a questa grande capacità articolare fa da contraltare un aumentato rischio di lussazione di questa articolazione, quindi un’instabilità di spalla che, per definizione è la perdita della capacità di mantenere i corretti rapporti articolari, nei casi più gravi anche in seguito o movimenti pseudo-normali o normali. Da un punto di vista anatomico la spalla può essere descritta come una “grande sfera”, la testa omerale, che si poggia su un piatto 5 volte più piccolo, la cavità glenoidea.  Viene definita “lussazione” la perdita dei rapporti articolari, quindi del contatto fra la sfera e la glena. Questa rappresenta un’urgenza ortopedica, considerato che il paziente deve recarsi in Pronto Soccorso affinchè la stessa lussazione venga ridotta, previ opportuni e specifici esami radiografici. Le conseguenze più probabili di questo evento sono una lesione del complesso bordo anteriore della glena/capsula con distacco di quest’ultima (lesione di Bankart) e frattura da impatto della superficie posteriore della testa omerale (lesione di Hill Sachs). Queste lesioni predispongono a recidive di lussazioni, quindi, appunto, ad “instabilità di spalla”, quindi una vera e propria patologia cronica caratterizzata da lussazioni ricorrenti. La minore età al momento della prima lussazione, aumenta il rischio di recidiva. L’instabilità di spalla  non può prescindere da una visita ortopedica specialistica, che mediante opportuni test specifici, quali il Sulcus Test, il test del cassetto, l’Apprehension test o il Relocation permette di raggiungere una diagnosi. A questi vanno aggiunti i comuni test di lassità capsulo-ligamentosa. Tale condizione, una volta identificata in sede ambulatoriale, deve essere poi confermata attraverso esami specifici di 1° livello (esami radiografici nelle proiezioni opportune) e di 2° livello, quali una Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto, per valutare le strutture connettivali) e la TC bilaterale di spalla, al fine di quantificare eventuali bone loss della glena. In caso di fallimento del trattamento riabilitativo, quindi in caso di recidiva, diventa necessaria la stabilizzazione chirurgica dell’instabilità, che può avvenire secondo diverse tecniche. All’intervento chirurgico deve seguire un adeguato e specifico percorso riabilitativo, finalizzato alla prevenzione della rigidità e recupero articolare.

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